Introduzione: la fine del "vecchio" mining
Negli anni scorsi il mining (processo tramite il quale vengono convalidate le transazioni e create nuove monete su una rete blockchain che utilizza il sistema di consenso Proof of Work") era molto più accessibile, potenzialmente conveniente. Per iniziare poteva essere sufficiente un computer domestico con GPU, oggi invece anche nel migliore dei casi occorre attrezzatura specializzata, ASIC. Oltre al fatto che, negli anni scorsi, le criptovalute erano ancora relativamente giovani e il trend (pur con forti oscillazioni!) era decisamente crescente (forse lo sarà ancora, i rendimenti esplosivi sono però molto più probabili agli inizi, quando la capitalizzazione è bassa e non dopo che Bitcoin ha già raggiunto 1000-2000 miliardi di dollari di capitalizzazione, per riferimento il PIL USA di oggi è circa 32.000 miliardi di dollari).
Ethereum Merge - da PoW a PoS
L'evento Merge di Ethereum, metà settembre 2022, è stato uno dei cambiamenti più significativi di questo settore: la transizione da PoW (proof of work) a PoS (proof of stake), eliminando il mining ad alta intensità energetica e riducendo significativamente l'impronta di carbonio di Ethereum; questo evento ha anche immediatamente ristretto il mercato, spostando il mining su altre criptovalute, in primis il ritorno a Bitcoin, rendendo i progetti amatoriali di mining poco competitivi, difficilmente redditizi. Il mining è stato anche accusato in passato di "alto impatto ambientale", come tutta la tecnologia blockchain in generale, quindi è divenuto ancora più importante il "mining sostenibile", progetti di tipo "Green".
Costi elettrici vs potenza computazionale
Oggi per valutare una potenziale attività di mining, occorre considerare questi aspetti:
- efficienza dell'hardware: ASIC (Application-Specific Integrated Circuits) di ultima generazione sono enormemente più efficienti (anche 100 volte più efficienti di una GPU!); inoltre macchine di pochi anni (es. 3-5 anni) sono già quasi obsolete (alto consumo in relazione alla produzione), quindi la competitività è molto difficile
- costo energia elettrica al kWh: ovviamente, l'operazione del mining sfrutta la potenza computazionale per risolvere problemi crittografici (vedi sicurezza blockchain); in Europa l'energia costa relativamente cara rispetto ad altri posti nel mondo, non a caso i miners stanno spostando le proprie sedi in luoghi come Bhutan, Etiopia, dove l'energia - e non solo - costa molto meno (e questo aspetto diventa sempre più rilevante!). Vedi anche: Bhutan possiede un miliardo di dollari in Bitcoin
Bitcoin e halving
Il fenomeno dell'halving è molto interessante: ogni 210.000 blocchi (sbloccati appunto tramite potenza computazionale), si dimezza la ricompensa: dai 50 BTC iniziali nel 2009, l'ultimo halving (2024) ha sbloccato 3,125 BTC. Statisticamente il fenomeno dell'halving avviene ogni 4 anni circa (più precisamente, poiché un blocco viene minato mediamente ogni 10 minuti, statisticamente l'halving avviene circa ogni 4 anni; l'halving è deterministico ogni 210.000 blocchi). Dimezzare la ricompensa da un lato crea una crescita strutturale nel prezzo di Bitcoin (il contrario dell'inflazione della moneta di una crypto-meme come Dogecoin), dall'altro rende più critica la valutazione finanziaria di un'eventuale attività di mining.
Alt-coin: scommessa sul futuro?
Abbiamo visto che per il mining di Bitcoin oggi si è complicato molto lo scenario (che si tratti di pool mining o solo mining). Per Ethereum il concetto di mining non esiste più dal 2022, esistono le criptovalute alternative (alt-coin). Qui c'è ancora spazio per i progetti amatoriali, il mining tramite il proprio computer domestico, anche se in realtà si tratta di una scommessa (ad esempio Monero, Litecoin e anche Dogecoin si prestano a questo). In poche parole, fare attività di mining di una nuova criptovaluta semi-sconosciuta, che oggi dal punto di vista energetico è un'operazione in perdita (senza poi contare l'usura dell'hardware!), sperando che fra qualche anno, magicamente, questa criptovaluta possa avere fortuna e aumentare di molto il valore (un po' come chi aveva acquistato Bitcoin agli inizi, a pochi dollari e la fortuna di averlo tenuto fino a quando ha raggiunto decine di migliaia di dollari, per poterlo rivendere potenzialmente con un profitto enorme). Questa strada tuttavia è una scommessa pura, tanto vale fare trading speculativo tralasciando il mining in sé (es. investo 100€ o 1000€ in qualche criptovaluta semi-sconosciuta, sperando che una di queste diventi il nuovo cavallo vincente).
Lo staking come alternativa
Lo staking è una soluzione alternativa, consiste nel partecipare alla validazione delle transazioni su una blockchain Proof of Stake (quindi Ethereum, Solana, Cardano), "bloccando" le proprie criptovalute come deposito, appunto per garantire la sicurezza della rete. Lo staking aumenta la sicurezza della rete poiché la blockchain è democratica, un malintenzionato deve ottenere il possesso del 50%+1 per poterla alterare, dunque ingrandendo la rete, diventerebbe improponibile attaccarla e conquistarla (a differenza di un sistema centralizzato che potrebbe invece fallire in un solo punto). Per l'attività di staking è prevista una ricompensa, es. 3-5% annuo (in criptovaluta, es. Ethereum, quindi il nostro rendimento effettivo dipenderà poi dalla quotazione di Ethereum o altra criptomoneta). Altre alt-coin possono offrire rendimenti maggiori di Ethereum, ma con un rischio maggiore (la criptovaluta potrebbe più facilmente fallire o comunque subire un forte crollo della quotazione). Lo staking però non è banale, richiede un server attivo 24/7 e in genere una quantità minima di deposito (es. 32 ETH, che se ETHUSD = 2000 $ significa 64.000 $ come investimento minimo).
Conclusioni: conviene ancora il mining nel 2026?
In breve, abbiamo visto come si sia complicato lo scenario. Oggi un'attività di mining (solo su protocollo PoW) profittevole si può eventualmente valutare solo con un'attenta analisi di mercato, a chi ha a disposizione energia a costo molto basso (difficilmente in Europa) e ha fatto i conti con i costi dell'hardware specialistico. Sicuramente per Bitcoin l'attività di mining è sempre più di tipo industriale (e pure con difficoltà anche qui, quando la quotazione è bassa, il margine per i miners diventa molto più stretto). Lo staking (solo su protocollo PoS) può essere un'alternativa da valutare, soluzione maggiormente passiva (non del tutto! Es. garantire uptime), che si può valutare, ma sempre da non sottovalutare.
Dal punto di vista fiscale, in Italia le plusvalenze in generale sono tassate al 26% (oltre all'imposta di bollo patrimoniale del 0.2% sul valore complessivo); dal 2026 le criptovalute hanno subìto aumento della tassazione, al 33% e senza franchigia, soglia di esenzione (precedentemente 2000 euro). Precisazione: al 33% è tassata la detenzione diretta, mentre la tassazione degli ETF (per citare un esempio, WisdomTree Physical Bitcoin) resta pari al 26%.
In aggiunta, possiamo dire: siccome l'accumulo di criptovalute (che sia Bitcoin, Ethereum o altro) non è tanto finalizzata a spenderle sul mercato al posto di una valuta tradizionale (euro, dollaro, valuta "fiat") ma piuttosto a vederne crescere il prezzo nel tempo (per rivenderle in futuro, con profitto), al posto dell'attività di mining, qualunque sia la criptovaluta in questione, o lo staking, in ottica puramente economica può avere più senso pensare ad un'operazione di trading (di breve o lungo periodo che sia, ovviamente con la consapevolezza del caso).